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Giochi nel mirino: nuova tassazione nella manovra bis

Il Governo proporrà un incremento della tassazione sui giochi nella manovra bis con aumenti dell’imposizione fiscale per i giochi tradizionali. Pensa inoltre all’istituzione di nuovi prodotti.

Nella stesura ormai definitiva della manovra-bis imposta dalla Commissione Europea, il Governo prevede nuove tasse sui giochi. Al settore del gioco pubblico viene chiesto un contributo di 500 milioni che vedrà l’aumento della cosiddetta “tassa sulla fortuna” (il prelievo sulle vincite superiori ai 500 euro, che passerebbe dal 6 al 10%) fino all’ulteriore aumento del prelievo sulle slot machine (che salirebbe di un punto, arrivando al 18,5%). Inoltre si pensa di anticipare una serie di gare, come quella sul Gratta e Vinci e quella sul SuperEnalotto. Sorge l’ipotesi di introdurre un nuovo gioco del Lotto basato su 50 numeri invece che sui tradizionali 90. Una situazione incredibile considerando i diversi proclami governativi basati sulla necessità di limitare la diffusione del gioco.

Uno degli aspetti più sconcertanti è da ricondurre all’aumento del prelievo erariale sugli apparecchi. Una vera e propria contraddizione se si pensa che il governo propone l’introduzione di nuovi giochi mentre continua ad esprimere la volontà di ridurre la diffusione sul territorio e considera di mettere a bilancio anche per il futuro nuove entrate dal settore. Il nostro paese quindi si impegna, di fronte all’Europa, di far quadrare i conti facendo affidamento (anche) sui giochi, mettendone a bilancio gli utili stimabili oggi per i prossimi anni.

Ciò significa che il governo non potrà in alcun modo permettersi di perdere negli anni a venire tali entrate, né di vederle diminuire. Diventa difficile in questo contesto credere alla promessa di ridurre la diffusione del gioco procedendo al riordino del comparto e proprio in questo momento che dovrà tornare in Conferenza unificata con lo scopo di completare i lavori e introdurre la riduzione delle slot sul territorio.

L’iniziativa legislativa del governo risulterebbe ancora più pericolosa se venisse confermato l’aumento del prelievo: l’Agenzia delle dogane e dei Monopoli aveva già più volte riferito al Ministero dell’Economia che tale rincaro sarebbe controproducente per il settore e che rischia di mandare all’aria l’intero sistema.

Come spiegato dal vice direttore dell’Agenzia, Alessandro Aronicaogni iniziativa volta ad aumentare il Preu, qualunque sia la misura, se adottata al di fuori di un quadro di riordino della materia, non può tener conto delle peculiarità del settore e delle relative dinamiche impositive e rischiano, ove accolta, di compromettere l’esistenza stessa del comparto industriale dei giochi, con rischi per la tenuta del gettito complessivo“. Inoltre “il livello di imposizione va concretamente riportato alla grandezza del margine, anche quando la base imponibile di riferimento è la raccolta“.

Con queste parole ha cercato di spiegare come le varie proposte di aumento dell’aliquota sulle slot proposte in ambito parlamentare, derivavano da una lettura errata dei dati fiscali, derivante dal confondere la tassazione sulla raccolta come se l’aliquota fosse riferita al margine.

L’Agenzia ha specificato come un’aliquota del 20 percento sulle Awp equivarrebbe a un’aliquota del 66 percento sul margine, insostenibile per qualunque impresa ed in qualunque economia di scala. Stesso discorso per le Vlt, dove una tassazione all’8 percento, come veniva proposto in Parlamento, in vari emendamenti, equivarrebbe al 66 percento del margine.

Secondo i Monopoli, quindi, non ci sarebbero i presupposti per alcun tipo di ritocco fiscale sugli apparecchi, a meno che non venga inserito in un contesto più ampio di riforma del gioco. Magari introducendo quel passaggio della tassazione dalla raccolta al margine, che renderebbe non solo più chiara la situazione agli occhi della politica, ma anche più sostenibile il sistema, di fronte alle ripetute richieste economiche avanzate dal governo alla filiera. Che già oggi è al limite della sopravvivenza, nonostante di continui a immaginare un settore molto ricco e profittevole da parte dell’opinione pubblico.

Secondo l’Agenzia dei Monopoli, è necessario considerare gli eventuali effetti di un incremento della tassazione sugli apparecchi che, “se assorbito dalla filiera, potrebbe rivelarsi non sostenibile” e “se scaricato sui giocatori potrebbe rivelarsi impraticabile e, comunque, capace di determinare effetti depressivi sulla domanda”. Tutto ciò non porterebbe a delle entrate in più, come invece auspica l’esecutivo. Sulla questione dell’imposizione fiscale applicata ai giochi e sui rischi in termini di sofferenza dello Stato, si era anche espressa, nei giorni scorsi, la Corte dei Conti, mettendo in rilievo tutte le criticità del caso. Ma senza ottenere risultati.

E’ chiaro che una “soluzione” di questo tipo nella manovra-bis deve essere considerata oggettivamente sbagliata dal punto di vista politico, economico e fiscale. Un autentico fracasso per il nostro paese.

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