Il gioco ha bisogno di una riforma, ma il riordino slitta ancora

Un incontro col sottosegretario Alessio Villarosa nell’intento di stendere una normativa nazionale sul gioco: è questo l’auspicio di Domenico Distante, presidente di Sapar. Regole chiare in un quadro nazionale in cui consentire il riordino e la tranquilla stabilità di un settore particolarmente importante, quanto percosso, come quello del gioco di Stato. Villarosa, in realtà, ha già dato la sua apertura di massima durante un incontro informale in cui ha palesato la volontà di convocare, in tempi quanto più brevi, tutti gli operatori della filiera del gioco per un confronto con le relative associazioni di categoria al fine di individuare un percorso comune per la stesura di una normativa nazionale. Ovverosia il più importante atto per il superamento della dicotomia esistente con Regioni ed Enti Locali, in una sola parola tutto quel che va sotto la categoria di questione territoriale. Distante ha sottolineato come la mancanza di omogeneità di provvedimenti legislativi ora vigenti in tutta Italia abbia generato solo una “dannosa forma di federalismo” ai danni del gioco pubblico, producendo regolamenti diversi, contraddittori e talvolta anche dannosi, tanto per un ramo, quanto per tutta l’industria. Ora, data anche la disponibilità di Villarosa, non si attende altro che il tempo di riunirsi tutti e concretizzare quanto da tempo viene solo ipotizzato o pensato.  D’altronde in Italia ormai c’è una perenne attesa, per il Governo e per la crescita economica. Da tempo è chiaro che, per conoscere meglio il futuro del nostro Paese, si dovrà attendere giugno, ovvero il secondo trimestre dell’anno in corso per le misure previse nel Decreto Dignità, nella “flat tax”, dai costi ancora sconosciuti e via dicendo.

Tradite, dunque, le promesse di Giuseppe Conte che, da Presidente del Consiglio, prometteva un 2019 di crescita e sviluppo dopo un inizio incerto e lento. Ma lo stallo è destinato a perdurare fino a fine maggio, e precisamente fino al 26, giorno in cui l’Italia ed il suo Governo avranno un appuntamento decisivo alle elezioni europee che, per quanto bistrattate e ininfluenti sui governi nazionali, possono dire molto sul futuro prosieguo del nostro esecutivo. Ma tant’è: il cambiamento, annunciato con pompose celebrazioni, feste, brindisi, non è ancora avvenuto e gli italiani attendono. Ancora una volta lo scoglio da superare è quello politico: le elezioni europee, dicevamo, tanto possono dire sul futuro del governo e soprattutto indicare da che parte della bilancia penderà l’ago. Giugno è il termine ultimo per futuri sviluppi.

Sviluppi che attende anche e soprattutto il gioco pubblico: a luglio è fissata la scadenza per l’effettiva entrata in vigore del Decreto Dignità, in attesa delle linee guida definitive che sono affidate ad AGCOM e sono state finora oggetto di rinvii e che probabilmente slitteranno ancora. Di Riordino, al momento, non si parla più. Citato, annunciato, mai attuato, come sempre. Non è chiaro se qui si attendano risultati economici oppure politici ma intanto la crisi perdura. Ma al futuro, in questo caso, si deve guardare con ottimismo, anche alla luce dei passi in avanti comunque compiuti dal sottosegretario Villarosa, che coadiuverà Giancarlo Giorgetti, già sottosegretario in materia di match-fixing, quindi legato al mercato delle scommesse sportive. Se non altro il Governo attuale è quello maggiormente predisposto, nelle intenzioni, alla riforma del mercato del gioco. Ancora il tempo di farsi un’idea quantomeno più approfondita, concreta e senza ipotesi infondate, basandosi sui dati per evitare un collasso sempre più annunciato e mettere mano finalmente al riordino di un ramo fondamentale per l’economia italiana.

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