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Legge di contrasto alla Ludopatia, 5 anni di silenzio

Era il dicembre del 2013 e veniva applicata la tanto agognata, e desiderata, Legge di contrasto alla Ludopatia. Sono passati cinque anni. La Legge è entrata in vigore ma effettivamente mai.

La legge probabilmente oggi giacerebbe ancora chiusa nei cassetti dei palazzi, se non fosse stata richiamata in causa dai gestori delle sale slot e dalle loro vibranti proteste. Chiusa e sigillata, senza aver la possibilità  di tutelare la categoria degli esercenti che fra tre mesi dovrà rinunciare alla licenza, qualora non dovesse rispettare la distanza fissata dei 500 metri dai luoghi sensibili. Senza tutelare quanti invece, al centro della legge stessa, sono diventati schiavi del gioco, i cosiddetti ludopatici. Nel caso specifico, per dire, della Puglia, ogni anno sono circa un centinaio – per difetto – i giocatori che si rivolgono al centro di cura per le dipendenze. Ed ogni anno si trovano sommersi sotto le acque di un vergognoso pudore: non si trova, chissà perché, il coraggio di chiedere aiuto. Ma per cinque anni si è taciuto di tutto, quando la cosa più semplice da fare era l’applicazione della legge.

A cominciare dall’Osservatorio che non osserva, perché mai installato. Nessuna relazione per la riabilitazione degli eventuali pazienti è stata presentata, nemmeno un numero verde è stato fornito, per offrire aiuto e informazioni in alcuni casi preziose Nessuna giornata annuale del contrasto alla ludopatia, nessun corso di formazione per gli operatori dei centri di cura e per i gestori delle sale slot. La legge c’è ma non solo ha dormito, non ha contrastato un bel nulla, seguendo una moda tutta italiana del vedo, provvedo, dimentico.

Le ASL, come avvenuto a Lecce, ad esempio, si sono dovute muovere, costrette, autonomamente, impegnando il personale sempre più carente e siglando accordi con enti come l’Università, cosa avvenuta in Salento quest’anno, per incentivare e programmare attività di ricerca e progetti di sensibilizzazione nelle scuole. Non col solito questionario ma con la convergenza di genitori e nonni degli studenti: si sa che le fasce più soggette alla ludopatia sono quelle dei minori e degli anziani. Servirebbero, occorrerebbero gruppi ed equipe dedicate al progetto di sensibilizzazione, occorrerebbe una massiccia azione sul piano nazionale. Si è pensato al distanziometro, quello che altro non è che “uno strumento di contrato, ma non l’unico, che agisce sulla prevenzione ma non su chi nel gioco è già coinvolto” – come sostiene Salvatore Della Bona, direttore del Dipartimento dipendenze patologiche dell’ASL di Lecce.

Esiste, poi, una mappatura dei luoghi sensibili? Chiaramente no, come denuncia Angelo Basta, presidente di Agire, associazione che raggruppa gli esercenti. In tutta la Puglia, come dallo stesso Basta sostenuto, le concessioni sono state negate a ben 15 sale nate dopo il 2013 e vicine a luoghi cosiddetti sensibili. Ma quali sono, oltre alle chiese, agli ospedali e le scuole? La mappatura resta oggi un mezzo importante per rendere una legge meno vaga di quel che effettivamente è. La speranza è che ci si accorga che esiste, e va bene, il distanziometro ma che non è l’unico mezzo per contrastare la ludopatia. Esistono altri strumenti, ignorati, e sicuramente funzionali.

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