L’Italia guarda all’Europa per il rilancio del gioco pubblico

Siamo appena agli inizi del Conte Bis, ma il comparto giochi, già di per sé bistrattato dal precedente Esecutivo, continua ad attendere quel che attendeva anche prima: riforme e riordini, con un occhio particolare a Bruxelles. Uno dei banchi di prova più importanti per il nuovo Governo. Chi lavora nel comparto del gioco pubblico, praticamente da sempre, vive periodi di grande distanza dalla politica, quasi totale è la mancanza di attenzione e sempre più crescente è lo snob alle richieste di aiuto. Ma l’aiuto, da tempo, è una semplice richiesta, spesso una proposta, per una riforma. Ma mai lo Stato ha dato ascolto a nessuno, se non in rarissimi casi. Con i governi dell’ultimo quindicennio, infatti, il problema, se così si può chiamare, è stato sempre più spesso rimandato, nonostante i numerosi interventi sul settore, spesso restrittivi ed all’insegna del proibizionismo: non ultimo il Decreto Dignità, che ha paralizzato un intero settore dell’economia, aggiungendosi e sovrapponendosi alla pletora di norme e riforme già presenti a minacciare l’operatività dell’industria.

Coi tre governi PD guidati da Letta, poi da Renzi e Gentiloni, il gioco era tornato in auge, seppur una riforma in fin dei conti non sia mai arrivata. Il tutto è degenerato definitivamente nei quattordici mesi di governo gialloverde, che ha contrastato a più non posso il gioco cercando di infliggergli il colpo di grazia a tutti i costi. La distanza ed i silenzi della politica, ad un certo punto, son diventati quasi rimpianti. Ed un sano scetticismo sopravvive ancora oggi, agli albori del governo Conte 2, se non altro per poter tornare ad operare senza alcun terrore come invece è successo negli ultimi mesi. Anche questa volta però il gioco è finito in discorsi politici, precisamente al punto 22 del nuovo accordo di Governo tra PD e M5S, sempre in ottica negativa, a sentire i pentastellati. A tirare in ballo l’argomento, ancora una volta, l’ex Ministro del Lavoro, ora agli Esteri, Luigi Di Maio, capo di una crociata infinita e ripetuta nei confronti del gioco sotto tutte le sue forme. Illegale, certamente, ma anche, paradossalmente, legale. Ma, almeno, nei 29 punti definitivi dell’accordo, per fortuna verrebbe da dire, si parla di gioco perfino in una ottica ragionevole e coerente. Il punto focale è il contrasto all’illecito, una battaglia che la stessa filiera del gioco condivide e sottoscrive. Peccato che le leggi, volute dal Movimento soprattutto, abbiano pesantemente favorito l’illecito, una piaga forte e viva nel nostro Paese, perfino in aumento, al punto da sforare il tetto dei 20 miliardi di introiti annuali. In Italia, invece, vige il Decreto Dignità, con la sua ormai celeberrima negazione alla pubblicità nei giochi. In barba alle Raccomandazioni della Commissione Europea del 2014, in cui si ribadiva e suggeriva di “vietare i divieti”, proprio per evitare l’entrata in un circolo vizioso altrimenti inarrestabile. Un consiglio seguito da tutti, non dall’Italia, almeno non nei mesi di governo grillo-leghista, che dei suggerimenti dell’Europa, in nome di una fragile quanto infondata superiorità, se ne è infischiato. Salvo poi soccombere di fronte all’istituzione internazionale, alla quale dobbiamo oggi aggrapparci nella speranza di ottenere la minima flessibilità per evitare una crisi ben più nera di quella già vissuta in questi anni.

Ora come ora appare ancora più paradossale la nuova speranza e consapevolezza che comincia a germogliare in seno all’azienda: ascoltare e seguire la linea dettata dalla Commissione Europea, non solo nelle politiche economiche e fiscali ma anche su quelle relative ai giochi. Per ristabilire un clima di sicurezza e tutela, accantonato del tutto nel nostro Paese. Il divieto di pubblicità ha messo a repentaglio un’intera industria, violando anche ogni principio sulla libera circolazione dei servizi che è alla base dei valori della Comunità Europea. Come pure c’è da ricordare, ed è bene ribadirlo, l’impossibilità di procedere con l’emanazione dei bandi di gara per il rinnovo delle concessioni di bingo e scommesse, rappresenta una violazione delle regole vigenti nell’Unione di cui prima o poi ci verranno a chiedere conto. Ripartire è dunque di fondamentale importanza, seguendo la linea europea. Verso un riordino, una riforma.

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